News
Si apre nel segno di san Paolo la lettera che il vescovo di Nola, Francesco Marino, ha voluto scrivere alla Chiesa che guida dal 2017, in vista del pellegrinaggio giubilare diocesano a Roma, in programma il prossimo 4 aprile: "Uniti in Cristo nel Battesimo. Pellegrini di speranza nella storia". Il testo inizia, infatti, con il saluto, «Grazie a voi e pace da Dio» che san Paolo «indirizzava ai cristiani di Roma che egli, pur non avendo ancora incontrato personalmente, già sentiva cordialmente accanto mediante la partecipazione alla medesima vocazione in Cristo. Sono proprio questi i sentimenti del vostro vescovo, che in questo momento desidera camminare affianco a ciascuno di voi, come pellegrino tra pellegrini», ricorda monsignor Marino.
Marino: «A Roma, sulla tomba di san Pietro ci diremo nuovamente, nel Credo, popolo di Dio»
Un viaggio, quello vero Roma, che la Chiesa di Nola vivrà da "popolo": «Siamo l’unico popolo di Dio pellegrinante nella storia: questa è la natura e la missione della Chiesa che con la formula del Credo continuiamo a professare dopo 1700 dalla sua definizione a Nicea e che a Roma rinnoveremo solennemente sulla Tomba di San Pietro», scrive il vescovo Marino invitando ad essere grati «a Dio per averci donato nel Battesimo la vocazione a “partecipare” ai tria munera Christi e a portarne la “responsabilità di missione e di servizio”».
Il testo episcopale prosegue poi con un approfondimento delle tre caratteristiche proprie del popolo di Dio che è un popolo sacerdotale, profetico e regale: «Mi auguro che a Roma, proprio come frutto del pellegrinaggio giubilare, la nostra Chiesa nolana possa riscoprire nella fede e accrescere nella consapevolezza questa triplice caratteristica sacerdotale-profetica-regale sulla quale ora brevemente vorrei soffermarmi a riflettere con voi», scrive il vescovo di Nola prima di approfondire il tema secondo tre prospettive:
- Un “popolo sacerdotale” che varca la porta della conversione: «Benché rinati nel battesimo per una vita di grazia, siamo consapevoli anche dei nostri limiti e delle nostre lentezze che ci mettono nella condizione di essere continuamente bisognosi della misericordia di Dio», scrive il vescovo Francesco, raccomandando di celebrare – prima di partire per Roma o negli otto giorni successivi – il sacramento della Penitenza.
- Un “popolo profetico” che cammina sulle strade tracciate dal Sinodo: «Tutti i fedeli, uniti in comunione dallo stesso Spirito Santo, danno attivamente testimonianza di Cristo nei loro rispettivi modi; nessuno è passivo. È il riferimento al sensus fidei dei fedeli, una risorsa vitale per la vita e la missione della Chiesa», ricorda il vescovo Marino ricordando la Seconda Assemblea sinodale a Roma dal 31 marzo al 3 aprile e ringraziano «voi tutti presbiteri, diaconi e fedeli laici per il vostro coinvolgimento attivo e fruttuoso nei percorsi parrocchiali e diocesani che ci stanno conducendo verso la costituzione dei nuovi consigli pastorali parrocchiali. In questi mesi abbiamo riscoperto questo prezioso organismo di partecipazione, da intendere come quella “piattaforma” che, congiungendo parrocchia e territorio, permette ai presbiteri e ai laici, sacramentalmente uniti nel Battesimo, di esercitare la dimensione profetico-missionaria della Chiesa».
- Un “popolo regale” che riscopre la propria appartenenza ecclesiale: «Tutti, dunque, vescovi, presbiteri, diaconi e fedeli laici, come parte dell’unico popolo di Dio, siamo sacerdoti nel senso che in quel regnare/servire presentiamo nella preghiera al Signore l’offerta spirituale della nostra vita e nella carità doniamo a fratelli lo stesso amore oblativo di Cristo. Questa in tutte le sue forme, liturgiche, catechetiche e assistenziali è l’unica missione della Chiesa. Tutto questo è mirabilmente significato nella Messa crismale del Giovedì santo mattina», speiga il vescovo Francesco Marino sottolienando che la Messa Crismale non è riservata ai soli presbiteri.
L'abbraccio della Chiesa di Nola a papa Francesco
Il vescovo di Nola ha invitato anche a ringraziare il Signore per il dono di Papa Francesco: «Fin dalla Evangelii gaudium e passando per i suoi gesti e le sue scelte ci ha sollecitato ad una pastorale capace di profezia. Anche nella sua sofferenza è segno profetico di quella Chiesa che, pur nella fragilità dei mezzi, continua a testimoniare Cristo. Come già sapete, ho scritto nei mesi scorsi al Santo Padre chiedendogli il dono per noi di passare in Basilica anche solo per un saluto; ora sappiamo che questo non sarà possibile per le ben note prescrizioni mediche. Tuttavia, sentiamoci profondamente uniti in preghiera con lui e per lui. Nella Santa Messa che celebreremo all’Altare della Confessione, proprio sulla tomba di Pietro, chiediamo per il suo Successore la forza e il coraggio di continuare per lungo tempo a confessare a nome di tutta la chiesa Cristo, Figlio del Dio vivente».
L'invito alla Messa Crismale per il sessantesimo del vescovo emerito Beniamino Depalma
Il vescovo di Nola ha concluso la sua lettera con un invito alla comunità ecclesiale: «Mi è caro per questo esprimervi un mio desiderio: come abbiamo trovato l’opportunità di venire in pellegrinaggio a Roma, così ci ritroveremo tutti nella nostra Cattedrale, cuore della nostra diocesi, per partecipare insieme alla Messa Crismale. Lo desidero fortemente, anzitutto, per il valore ecclesiale che essa racchiude e, non meno, quest’anno anche per la circostanza di gratitudine a Dio nel sessantesimo anniversario di ordinazione presbiterale del nostro Vescovo emerito Mons. Depalma, come anche per le occasioni giubilari di altri sacerdoti. Pertanto, colgo anche l’occasione di invitare tutta la nostra chiesa ad unirsi a me durante la concelebrazione del prossimo 17 aprile alle 9.30, nel ringraziamento a Cristo buon Pastore per Padre Beniamino e per i confratelli che celebrano l’anniversario giubilare. Sarà un’occasione per ravvivare i nostri vincoli di comunione ecclesiale e per pregare per le vocazioni sacerdotali di cui sentiamo un grande bisogno nella nostra chiesa diocesana».
Scarica la lettera del vescovo Francesco Marino
"Unti di Cristo nel Battesimo. Pellegrini di speranza nella storia"
La lettera del vescovo Francesco
Carissimi fratelli e sorelle,
«a quanti sono in Roma diletti da Dio e santi per vocazione, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo» (Rm 1, 7).
Mentre con il cuore siamo proiettati verso la Citta eterna, a pochi giorni dalla celebrazione del nostro Giubileo diocesano, mi è caro rivolgermi a voi tutti, diletti pellegrini di speranza della Chiesa di Nola, con lo stesso saluto che San Paolo indirizzava ai cristiani di Roma che egli, pur non avendo ancora incontrato personalmente, già sentiva cordialmente accanto mediante la partecipazione alla medesima vocazione in Cristo. Sono proprio questi i sentimenti del vostro vescovo, che in questo momento desidera camminare affianco a ciascuno di voi, come pellegrino tra pellegrini.
Sì, fratelli e sorelle, tutti insieme pastori e fedeli, siamo l’unico popolo di Dio pellegrinante nella storia: questa è la natura e la missione della Chiesa che con la formula del Credo continuiamo a professare dopo 1700 dalla sua definizione a Nicea e che a Roma rinnoveremo solennemente sulla Tomba di San Pietro. Siamo grati in modo particolare al Concilio Vaticano II che nella Lumen gentium (Cap. II, nn. 9-12) di questa nozione di popolo, ci ha donato le caratteristiche fondamentali. Ben oltre una semplice definizione, questa categoria ecclesiologica dice la nostra profonda identità di credenti: «Il popolo di Dio presenta caratteristiche che lo distinguono nettamente da tutti i raggruppamenti religiosi, etnici, politici o culturali della storia […]. Gesù Cristo è colui che il Padre ha unto con lo Spirito Santo e ha costituito “Sacerdote, Profeta e Re”. L’intero popolo di Dio partecipa a queste tre funzioni di Cristo e porta le responsabilità di missione e di servizio che ne derivano» (Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 782-783). Come sono belle queste espressioni! Sentiamo veramente tutta la gratitudine a Dio per averci donato nel Battesimo la vocazione a “partecipare” ai tria munera Christi e a portarne la “responsabilità di missione e di servizio”.
Mi auguro che a Roma, proprio come frutto del pellegrinaggio giubilare, la nostra Chiesa nolana possa riscoprire nella fede e accrescere nella consapevolezza questa triplice caratteristica sacerdotale-profetica-regale sulla quale ora brevemente vorrei soffermarmi a riflettere con voi.
- Un “popolo sacerdotale” che varca la porta della conversione
Avvertiamo come urgente la riscoperta del nostro Battesimo che ci ha resi figli di Dio e ci ha posti in comunione con ogni uomo e ogni donna che cerca la verità in un tempo sempre più segnato dalla lontananza da Dio e dalla sua Parola. Benché rinati nel battesimo per una vita di grazia, siamo consapevoli anche dei nostri limiti e delle nostre lentezze che ci mettono nella condizione di essere continuamente bisognosi della misericordia di Dio. Varcheremo la porta santa della Basilica di San Pietro, bussando al cuore di Dio per ottenere il dono dell’Indulgenza che è proprio la memoria accessibile della sua pazienza verso di noi. Non dimentichiamo, tuttavia, che la porta santa rappresenta quasi un “sacramentale”: la remissione dei peccati ha bisogno del sacramento che essa richiama e in qualche modo, come avviene anche per altre funzioni sacramentali, stimola, ossia la Confessione. Ce lo ricorda Papa Francesco nella Bolla di Indizione del Giubileo ordinario 2025: «La Riconciliazione sacramentale non è solo una bella opportunità spirituale, ma rappresenta un passo decisivo, essenziale e irrinunciabile per il cammino di fede di ciascuno. Lì permettiamo al Signore di distruggere i nostri peccati, di risanarci il cuore, di rialzarci e di abbracciarci, di farci conoscere il suo volto tenero e compassionevole. Non c’è infatti modo migliore per conoscere Dio che lasciarsi riconciliare da Lui, assaporando il suo perdono. Non rinunciamo dunque alla Confessione, ma riscopriamo la bellezza del sacramento della guarigione e della gioia, la bellezza del perdono dei peccati!» (Spes non confundit, 23). Non trascuriamo di celebrare – prima di partire per Roma o negli otto giorni successivi – il sacramento della Penitenza, che attingendo alla funzione sacerdotale della Chiesa, ci dona realmente la remissione dei peccati e rafforza il nostro passo nel cammino di continua conversione. Approfittiamo dell’Iniziativa “24 ore per il Signore” in programma per questo fine settimana, magari recandoci nelle sei chiese giubilari che ho istituito in diocesi per quest’Anno Santo. Inoltre, suggerisco ai parroci, secondo le concrete possibilità di predisporre una liturgia penitenziale comunitaria in parrocchia e in particolare per i partecipanti al nostro pellegrinaggio.
- Un “popolo profetico” che cammina sulle strade tracciate dal Sinodo
Sentiamo l’urgenza di riscoprirci tutti profeti di speranza in un tempo di confusione, tuttavia solo Cristo è la speranza che non delude (cfr. Rm 5, 5); solo in Lui possiamo essere autentica profezia di “cieli nuovi e terra nuova” (Ap 21, 1). Nel cantiere della speranza non ci sono competenze predefinite né deleghe da concedere: tutti siamo chiamati a questo servizio di lettura sapienziale dei “segni dei tempi”, purché avvenga alla luce del Vangelo e dell’esperienza umana (Gaudium et spes, n. 46). Lo afferma a chiare lettere la Lumen gentium (cfr. 12): il popolo di Dio, nella sua totalità, partecipa al ministero profetico di Cristo. Tutti i fedeli, uniti in comunione dallo stesso Spirito Santo, danno attivamente testimonianza di Cristo nei loro rispettivi modi; nessuno è passivo. È il riferimento al sensus fidei dei fedeli, una risorsa vitale per la vita e la missione della Chiesa. Lo stiamo riscoprendo nel Cammino Sinodale della Chiesa italiana che proprio nei giorni in cui noi vivremo il nostro pellegrinaggio si riuniranno i delegati delle diocesi a Roma per la seconda Assemblea nazionale della fase profetica. Si tratta anche per la nostra chiesa diocesana di essere sempre più consapevole di quello che lo Spirito dona a tutti: un senso soprannaturale della fede, un “istinto” per ciò che davvero appartiene al Vangelo. Sono grato a voi tutti presbiteri, diaconi e fedeli laici per il vostro coinvolgimento attivo e fruttuoso nei percorsi parrocchiali e diocesani che ci stanno conducendo verso la costituzione dei nuovi consigli pastorali parrocchiali. In questi mesi abbiamo riscoperto questo prezioso organismo di partecipazione, da intendere come quella “piattaforma” che, congiungendo parrocchia e territorio, permette ai presbiteri e ai laici, sacramentalmente uniti nel Battesimo, di esercitare la dimensione profetico-missionaria della Chiesa. Anche per questo abbiamo bisogno di recarci in pellegrinaggio a Roma, per riallacciare quei vincoli di universalità, per allargare l’orizzonte di cattolicità ecclesiale, mentre facciamo lo sforzo di aprire per tutti nuovi cammini di appartenenze e di comunione nella nostra chiesa particolare.
Come non ringraziare in questo il Signore per il dono di Papa Francesco? Fin dalla Evangelii gaudium e passando per i suoi gesti e le sue scelte ci ha sollecitato ad una pastorale capace di profezia. Anche nella sua sofferenza è segno profetico di quella Chiesa che, pur nella fragilità dei mezzi, continua a testimoniare Cristo. Come già sapete, ho scritto nei mesi scorsi al Santo Padre chiedendogli il dono per noi di passare in Basilica anche solo per un saluto; ora sappiamo che questo non sarà possibile per le ben note prescrizioni mediche. Tuttavia, sentiamoci profondamente uniti in preghiera con lui e per lui. Nella Santa Messa che celebreremo all’Altare della Confessione, proprio sulla tomba di Pietro, chiediamo per il suo Successore la forza e il coraggio di continuare per lungo tempo a confessare a nome di tutta la chiesa Cristo, Figlio del Dio vivente.
- Un “popolo regale” che riscopre la propria appartenenza ecclesiale
La comunione ecclesiale cum Petro e sub Petro è fondamentale per vivere l’annuncio missionario, evitando di diventare dei battitori liberi. In virtù del Battesimo siamo tutti costituiti parte di un regno di sacerdoti, non solo chi è costituito nel ministero ordinato. Ce lo ricorda San Leone Magno: «Tutti quelli che sono rinati in Cristo conseguono dignità regale per il segno della croce. Con l’unzione dello Spirito Santo sono consacrati sacerdoti. Non c’è quindi solo quel servizio specifico proprio del nostro ministero, perché tutti i cristiani, rivestiti di un carisma spirituale e usando della loro ragione, si riconoscono membra di questa stirpe regale e partecipi della funzione sacerdotale» (Sermone 4, 1). Tutti, dunque, vescovi, presbiteri, diaconi e fedeli laici, come parte dell’unico popolo di Dio, siamo sacerdoti nel senso che in quel regnare/servire presentiamo nella preghiera al Signore l’offerta spirituale della nostra vita e nella carità doniamo a fratelli lo stesso amore oblativo di Cristo. Questa in tutte le sue forme, liturgiche, catechetiche e assistenziali è l’unica missione della Chiesa. Tutto questo è mirabilmente significato nella Messa crismale del Giovedì santo mattina. Come non ricordare le stupende parole del Prefazio proprio di questa suggestiva celebrazione: «Con l’unzione dello Spirito Santo hai costituito il Cristo tuo Figlio Pontefice della nuova ed eterna alleanza, e hai voluto che il suo unico sacerdozio fosse perpetuato nella Chiesa. Egli comunica il sacerdozio regale a tutto il popolo dei redenti, e con affetto di predilezione sceglie alcuni tra i fratelli che mediante l’imposizione delle mani fa partecipi del suo ministero di salvezza». La Messa del Crisma, dunque, non è riservata ai soli presbiteri, piuttosto – attraverso il rinnovo delle promesse di coloro che sono scelti con affetto di predilezione, affinché «rinnovino il sacrificio redentore, preparino ai tuoi figli la mensa pasquale, e, servi premurosi del tuo popolo, lo nutrano con la tua parola e lo santifichino con i sacramenti» - è ricordato a tutti che il soggetto della missione sacerdotale è la chiesa tutta. In questa logica riscopriamo sia la bellezza del laicato sia la funzione precipua del ministero ordinato. Mi è caro per questo esprimervi un mio desiderio: come abbiamo trovato l’opportunità di venire in pellegrinaggio a Roma, così ci ritroveremo tutti nella nostra Cattedrale, cuore della nostra diocesi, per partecipare insieme alla Messa Crismale. Lo desidero fortemente, anzitutto, per il valore ecclesiale che essa racchiude e, non meno, quest’anno anche per la circostanza di gratitudine a Dio nel sessantesimo anniversario di ordinazione presbiterale del nostro Vescovo emerito Mons. Depalma, come anche per le occasioni giubilari di altri sacerdoti. Pertanto, colgo anche l’occasione di invitare tutta la nostra chiesa ad unirsi a me durante la concelebrazione del prossimo 17 aprile alle 9.30, nel ringraziamento a Cristo buon Pastore per Padre Beniamino e per i confratelli che celebrano l’anniversario giubilare. Sarà un’occasione per ravvivare i nostri vincoli di comunione ecclesiale e per pregare per le vocazioni sacerdotali di cui sentiamo un grande bisogno nella nostra chiesa diocesana.
Affido il nostro pellegrinaggio all’intercessione della Vergine Maria, Madre della Chiesa e Maestra di Speranza. Ci accompagnino i nostri patroni Felice e Paolino in questi ultimi giorni di preparazione, perché possiamo anche noi prepararci con lo stesso entusiasmo del Salmista: «Quale gioia, quando mi dissero: “Andremo alla casa del Signore!”» (Salmo 121)
X Francesco Marino