Io sono con voi davanti alla pietra che chiude il sepolcro

Il messaggio di Pasqua del vescovo Marino

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«A tutti voi dico che davanti alle vostre pietre ci sono anche io, il vescovo c’è. Per aiutare concretamente, per confortare, per supportare, per incoraggiare. Non temete, il vescovo c’è, insieme alla sua Chiesa, fatta di mani tese. Ma soprattutto sentitevi sostenuti, tutti, nessuno escluso, con la preghiera. Ogni giorno, per voi, e in comunione spirituale con voi, celebro l’Eucaristia e affido al Signore le vostre vite e la vita della comunità diocesana. Davanti alla pietra che chiude il sepolcro, non sentitevi soli, il vescovo è con voi, è con lo stesso cuore certo delle due Marie vi dice che Cristo è risorto e che nessuna pandemia, nessun digiuno della mensa eucaristica, potranno separarci dal suo amore» (Rm 8,35-39).

Si chiude con queste parole di paterna rassicurazione il Messaggio scritto dal vescovo Marino per la Santa Pasqua. Parole da cui traspare la sofferenza del Pastore della Chiesa di Nola derivante dal dover celebrare il Triduo Pasquale senza la partecipazione dei fedeli: «Questa - scrive Marino - non sarà una Pasqua ‘dal vivo’. Sarà però, potrà esserlo anche quest’anno, una Pasqua ‘di vivi’, di uomini e donne che ogni anno, nella lunga veglia del Sabato Santo, sintonizzano il proprio cuore sulla frequenza del tempo escatologico e provano a far proprio il ritmo che viene dalla vita di Cristo, e pregano perché a quel ritmo possano andare anche i giorni che seguiranno: ma lo sappiamo, non è semplice, perché, come ci ricorda San Paolo, “quando voglio fare il bene, il male è accanto a me” (Rm 7,21)». 

I fedeli non potranno partecipare alle liturgie per la Settimana Santa. Una sofferenza per tutti. «La pandemia ci impegna nella rinuncia all’Eucaristia, proprio nel giorno di Pasqua: ma se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede (1Cor 15,14). Vogliamo forse noi rinunciare a Cristo perché non possiamo recarci in chiesa? È forse la grazia del Signore, che viene dall’Eucaristia, subordinata alla nostra individuale presenza a Messa? L’isolamento vissuto da Cristo fino alla morte in croce ha forse impedito il suo sacrificio per la nostra redenzione? Poterono forse i soldati impedire che la pietra rotolasse? Viviamo questo tempo come Maria di Magdala e l’altra Maria davanti al sepolcro: tra noi e il Signore c’è una pietra, ma, attraverso i sacerdoti che ogni giorno celebrano per tutti noi l’Eucaristia si perpetua il memoriale della sua passione e allo stesso tempo nasce la possibilità della nostra offerta, del dono della nostra vita per il Vangelo. Se ci è impedito l’accesso alla fonte della nostra vita cristiana, per la grazia del battesimo non può esserci impedito di tendere ad essa come culmine della nostra vita personale e ecclesiale: la Pasqua viene a ricordarcelo, “o non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova”. (Rm 6, 3-4)».

Il testo del Messaggio

Carissimi fratelli e sorelle,

è difficile per me scrivere questo messaggio sapendo che domenica prossima non avrò la possibilità di gioire con voi nel celebrare la liturgia pasquale, di vivere con voi la “grande domenica”, come sant’Atanasio chiama la domenica di Pasqua, in cui la Chiesa tutta innalza lodi al Signore per ricordare al mondo che la morte è stata vinta, che in Gesù ogni uomo può ricordare a se stesso che non è fatto per i sepolcri.

Non ci vedremo. Non vedremo i nostri cari, non vedremo i nostri amici in Cristo, non ci abbracceremo, scambiandoci gli auguri, dovuti, perché per portare sulle spalle il ‘dolce giogo’ della Risurrezione, abbiamo bisogno di qualcuno che ci confermi nella fede, vivendola con noi. Questa non sarà una Pasqua ‘dal vivo’.

Sarà però, potrà esserlo anche quest’anno, una Pasqua ‘di vivi’, di uomini e donne che ogni anno, nella lunga veglia del Sabato Santo, sintonizzano il proprio cuore sulla frequenza del tempo escatologico e provano a far proprio il ritmo che viene dalla vita di Cristo, e pregano perché a quel ritmo possano andare anche i giorni che seguiranno: ma lo sappiamo, non è semplice, perché, come ci ricorda San Paolo, “quando voglio fare il bene, il male è accanto a me” (Rm 7,21).

Cristo ci offre il ‘cielo’, ci offre di essere cioè come lui. Ma quest’offerta comprende il coinvolgimento della nostra umanità, quella che lui ci fa contemplare nella lavanda dei piedi, nella sua passione, nella sua morte; in quel cammino verso Gerusalemme che lo vede passare da osannato a condannato; da circondato da amici a isolato, condizione che ci accomuna in questi giorni di pandemia, pesante quanto la pietra che domenica scorsa, il Vangelo di Matteo, ci ricordava aver chiuso la tomba messa a disposizione, per Gesù, da Giuseppe d’Arimatea.

La pandemia ci impegna nella rinuncia all’Eucaristia, proprio nel giorno di Pasqua: ma se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede (1Cor 15,14). Vogliamo forse noi rinunciare a Cristo perché non possiamo recarci in chiesa? È forse la grazia del Signore, che viene dall’Eucaristia, subordinata alla nostra individuale presenza a Messa? L’isolamento vissuto da Cristo fino alla morte in croce ha forse impedito il suo sacrificio per la nostra redenzione? Poterono forse i soldati impedire che la pietra rotolasse?

Viviamo questo tempo come Maria di Magdala e l’altra Maria davanti al sepolcro: tra noi e il Signore c’è una pietra, ma, attraverso i sacerdoti che ogni giorno celebrano per tutti noi l’Eucaristia si perpetua il memoriale della sua passione e allo stesso tempo nasce la possibilità della nostra offerta, del dono della nostra vita per il Vangelo. Sia il nostro animo certo che il Signore mantiene le sue promesse, certo come erano certe le due Marie. “Senza la domenica non possiamo vivere”, hanno gridato i martiri di Abitene: gridiamolo anche noi, e rendiamo la nostra vita testimonianza della domenica: se la mensa eucaristica ci è preclusa, non rinunciamo a poter seguire la celebrazione, in comunione spirituale, attraverso le occasioni offerte dalle nuove tecnologie; non rinunciamo ad alimentarci della Parola e della sua forza performante, generatrice di comunione; non rinunciamo ai momenti di preghiera in famiglia, soprattutto la domenica, e approfittiamo dei contributi messi a disposizione dagli uffici di pastorale, diocesani e nazionali; non rinunciamo a metterci davanti al Signore con animo contrito e desideroso della sua misericordia.

Se ci è impedito l’accesso alla fonte della nostra vita cristiana, per la grazia del battesimo non può esserci impedito di tendere ad essa come culmine della nostra vita personale e ecclesiale: la Pasqua viene a ricordarcelo, “o non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova”. (Rm 6, 3-4)

So che, nonostante le pietre che la pandemia ha posto davanti alle nostre case, questa terra da sempre benedetta dalla carità, fiorisce di azioni a sostegno dei più deboli, di singoli e comunità parrocchiali: tanto bene silenzioso, riservato, che non vuole fare rumore perché vissuto come lode a Dio e come amore disinteressato; so che nonostante le pietre i miei confratelli nel presbiterato non fanno mancare la loro vicinanza ai fedeli, soprattutto ai più bisognosi, tutelandoli anche attraverso il rispetto delle norme di sicurezza: scelta questa che diventa testimonianza della priorità che ha per noi la vita; so dell’impegno dei giovani dell’Azione Cattolica e delle altre aggregazioni laicali che con zelo stanno abitando i vari social per alimentare la comunione e la conoscenza del Signore con creatività; so di insegnanti, medici, sindaci, operai, imprenditori, militari, poliziotti, di tanti lavoratori che stanno mettendo a servizio del proprio territorio i loro talenti, anche a rischio della vita. A tutti voi dico ‘grazie’, il vostro bene rende fertile l’annuncio della Pasqua. 

Ma so anche di figli e genitori distanti perché in altra regione o nazione quando è scoppiata la pandemia, distanti e spesso in quarantena; so di famiglie segnate dalla morte, giunta improvvisa, come sempre, ma accompagnata anche dalla mancanza dell’ultimo saluto. So di tanti che hanno difficoltà economiche per il ridursi delle possibilità di lavoro. So di aziende in sofferenza. So di famiglie che vivono con maggiore difficoltà la cura di un famigliare ammalato. A tutti voi dico ‘coraggio’, non sentitevi soli, mai. Siamo insieme nella tempesta.

A tutti voi dico che davanti alle vostre pietre ci sono anche io, il vescovo c’è. Per aiutare concretamente, per confortare, per supportare, per incoraggiare. Non temete, il vescovo c’è, insieme alla sua Chiesa, fatta di mani tese. Ma soprattutto sentitevi sostenuti, tutti, nessuno escluso, con la preghiera. Ogni giorno, per voi, e in comunione spirituale con voi, celebro l’Eucaristia e affido al Signore le vostre vite e la vita della comunità diocesana.

Davanti alla pietra che chiude il sepolcro, non sentitevi soli, il vescovo è con voi, è con lo stesso cuore certo delle due Marie vi dice che Cristo è risorto e che nessuna pandemia, nessun digiuno della mensa eucaristica, potranno separarci dal suo amore (Rm 8,35-39).

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