Quanno Dio facette ’o munno: l'ultimo libro di Carlo Avvisati

Domani, presso il Santuario di Madonna dell'Arco in Sant'Anastasia, la presentazione del poemetto con la prefazione dell'arcivescovo emerito di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe

Domani, alle 17:00, presso la sala Capitolare del Santuario di Madonna dell’Arco in Sant’Anastasia, è in programma la presentazione del libro Quanno Dio facette ’o munno – ’a storia ’e Adammo e Eva e d’’a cacciata r’’o Paraviso”, scritto dal giornalista Carlo Avvisati con la prefazione dell'arcivescovo emerito di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe. 

Al termine della presentazione, che sarà moderata dalla giornalista Maddalena Venuso, il cardinale Sepe presiederà la Santa Messa nel Santuario in occasione della solennità dell’Annunciazione.

La «Genesi» in napoletano

Sarà l’arcivescovo emerito di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, a presentare il poemetto di Carlo Avvisati, giornalista e autore, che in versi napoletani racconta le scene bibliche dei primi giorni della creazione del mondo e di quella del primo uomo, Adamo, e della prima donna, Eva, e la loro cacciata dal paradiso.

Nelle cento e più quartine, oltre le tre sestine, di cui una narrativa, di “Quanno Dio facette ’o munno – ’a storia ’e Adammo e Eva e d’’a cacciata r’’o Paraviso”, Carlo Avvisati rilegge il gran­de racconto della Genesi rendendolo carnale e appassionante attraverso l’uso della lingua na­poletana. Il tutto, nella suggestione scenografica di un argomento di per sé ostico e complesso in cui Dio è profondamente umanizzato ed è del tutto diverso da quello stesso Padreterno che in altri scritti napoletani viene presentato da grandi autori quali Salvatore Di Giacomo (Lassammo fa a Dio) e Eduardo De Filippo (Vincenzo De Pretore).

Il Dio di Avvisati è un Creatore che vive un profondo senso di solitudine, pur essendo in paradiso, cosa che lo induce alla creazione dell'uomo. I versi del poemetto sono scoppiettanti, sanguigni, descrittivi, melanconici, amorevoli e costruiscono uno scenario tanto umano quanto fantasioso che partendo dalla creazione della luce e del buio, dell'acqua e dell’aria passa attraverso quella di flora e fauna sino a giungere a quella del primo uomo e della prima donna. Arrivando attraverso la caratterizzazione del serpente e del furto della mela sino alla passionale cacciata dal paradiso di Adamo e Eva, messa in atto da Dio in prima persona, con ovvia e sofferta delusione, senza intervento dell'Arcangelo.

Cardinale Sepe: «Una riflessione sul senso del peccato»

«Presentare Quanno Dio facette ’o munno – ’a storia ’e Adammo e Eva e d’’a cacciata r’’o Paraviso a Madonna dell’Arco - sottolinea padre Gianpaolo Pagano, priore del Santuario Mariano – è mettere in conto una riflessione sulla Genesi quanto mai opportuna. Se poi a condurla è il cardinale Sepe e la lingua di risonanza è il napoletano, ancora più prezioso è il valore aggiunto al lavoro di Carlo Avvisati».

«Quanno Dio facette ’o munno – rimarca il cardinale Sepe nella sua prefazione – è una sorta di catechesi iniziatica a misura d’uomo, una fabula che l’uomo comune comprende e sente a sé vicina, conservando il senso profondo di un esistere che trova ragione solo nell’affidarsi a Dio.  Affidarsi, avere Fede. L’autore si dimostra abilissimo nel tratteggiare con poche, efficaci parole che richiamano tutta una secolare tradizione popolare, il senso di colpa, lo sconcerto di Adamo e la giusta collera divina: poco aveva chiesto Dio, poco ci chiede, e noi come allora non siamo capaci di tenere fede ad una promessa. Il gustoso poemetto induce ad una riflessione sul senso del peccato, rimandando a Sant’Agostino e alla sua definizione del Male come allontanamento dal Bene. Adamo, rifiutando il Bene a sua disposizione, condanna se stesso e l’umanità tutta alla sofferenza».

Come difatti chiosa l’Autore nei versi finali: «Da tanno a mmo nun ce sta n’ora ’e pace: disgrazie, guerre, ’e mmeglio malatie; che te vuo’ allamentà, t’hê abbraccià ’a croce, t’agliutte ’a lengua e ppuorte ncuollo ’e guaie».




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