La comunità Santa Maria di Costantinopoli in Pago del Vallo di Lauro ha goduto, per una settimana, della reliquia del cuore di san Camillo de’ Lellis, fondatore dell’ordine dei Ministri degli infermi, conosciuti come padri camilliani, accolta lo scorso 18 gennaio con la Santa Messa e la preghiera di guarigione presiedute da padre Rosario Mauriello, superiore della comunità del Divino Amore di Napoli.
Un messaggio di speranza per gli ammalati
La reliquia presso la parrocchia di Pago è stata voluta fortemente dal parroco, don Sergio Cristo, sacerdote fidei donum della diocesi di Acerra. Inoltre, l'iniziativa è stata accolta con entusiamo anche dal vescovo di Nola, Francesco Marino anche perché San Camillo è stato vicario generale presso la diocesi nolana.
Le reliquia non è rimasta in parrocchia ma è stata protagonista anche di una peregrinatio nelle case degli ammalati della comunità e in particolare è stata portata in visita ai reparti dell’ospedale di Nola lo scorso lunedì 20 gennaio, accolta dal cappellano e direttore diocesano della Pastorale della salute, don Carlo Giuliano. «L'esperienza della reliquia di San Camillo è stata una grazia di Dio sia per il personale medico sia per tutti gli ammalati. Anzi era tanta l'attesa avendo io precedentemente raccontato quella che è stata la testimonianza di san Camillo verso i sofferenti ed in particolare il suo carisma», ha raccontato don Giuliano.
"Più cuore nelle mani": queste parole di san Camillo hanno accompagnato la visita della reliquia in tutti i reparti dell'ospedale nolano. Quest' esperienza «è stata arricchente ma soprattutto è stata una sorpresa perché è emerso che tanti medici e tanti infermieri fanno parte di comunità cristiane», ha aggiunto don Giuliano.
La visita della reliquia ha lasciato un messaggio di speranza. Una speranza che, secondo don Giuliano, significa per il personale fare sempre il meglio, non tanto per affermarsi, ma per vivere la propria professione come una vocazione, cioè aiutare l'altro. E quell'altro, il paziente, si chiama Gesù».
Don Giuliano: «Il mio servizio come una vocazione»
Don Giuliano è cappellano presso l'ospedale di Nola da circa tre anni e come racconta vive il suo servizio «a pieno e come una vocazione, perché tutti giorni, al mattino e al pomeriggio, io sono sempre nei reparti per assistere spiritualmente gli ammalati. Spesso c'è bisogno più della presenza fisica. Così cerco di parlare con tutti ma soprattutto sono in ascolto delle sofferenze di ciascuno».
Per don Giuliano, che è anche parroco presso la chiesa Sant'Agnello abate in località Gargani(frazione di Roccarainola), vivere i reparti dell'ospedale «non è una pesantezza e anche per le sofferenze che ho vissuto in prima persona so cosa significa essere ammalato. Questa mattina ad esempio ho fatto visita a un malato di sclerosi laterale amiotrofica (Sla). Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo scambiato qualche parola. Lui tra qualche giorno sarà trasferito in un centro riabilativo ma io gli ho assicurato che presto tornerò a fargli visita».