Il volto amazzonico della Chiesa che sogna

Discepoli samaritani, tra fedeltà e creatività: utili spunti di riflessione dall’esortazione postsinodale di papa Francesco «Querida Amazonia», a cura di don Luigi Mucerino



a cura di Luigi Mucerino

direttore della Biblioteca diocesana San Paolino

Il titolo «volto amazzonico» non riflette uno scatto di suggestione giornalistica, ma è l’espressione ritornante di papa Francesco e del sinodo sull’Amazzonia: un volto plurale di non
comune varietà, di enorme ricchezza biologia, culturale, spirituale. L’Amazzonia come metafora, perciò amazzonico è il volto della Chiesa: volto di una terra che è di se stessa e non di colonizzatori, con soggettività piena e cultura propria che siamo chiamati ad amare comunicando il dono della fede con rispetto di ciò che essa è e che può narrare come «la capacità di trovare gioia e pienezza in una vita austera e semplice, come pure nella cura responsabile della natura che preserva le risorse per le generazioni future».

L’esortazione apostolica post sinodale Querida Amazonia al contenuto di carattere magisteriale aggiunge la novità di un invito a leggere il testo integrale dello stesso sinodo dei nove paesi della Panamazzonia (Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Venezuela, Suriname, Guyana, Guyana francese e Peru), confermando il progetto pastorale già tracciato di una chiesa comunità di discepoli missionari in uscita verso le periferie del mondo, come già nell’Evangelii Gaudium del 2013 e le riflessioni per una ecologia integrale della Laudato Si del 2015. Dal punto di vista della metodologia riscopriamo la categoria già declinata nei documenti precedenti «del sogno» che parte dalla realtà e la immagina trasfigurata dalla Grazia mettendo in correlazione fedeltà e creatività o in parole altre il «già» e il «non ancora». Sogno come messaggio di Dio che ispira un percorso di storia. Siamo invitati ad uno sguardo nuovo e innovante fatto di ammirazione e contemplazione per lo splendore, la bellezza, «la meravigliosa e fragile rete di vita dove tutto è interconnesso».

È uno sguardo umile e gratuito per una regione «polmone del mondo», dove vivono più di 390 popoli indigeni; nessuna mira colonizzatrice di chi vede una terra vergine da occupare, un bacino da sfruttare. È necessario ascoltare il grido prodotto dallo schianto degli alberi abbattuti, degli animali sottratti alla foresta, del pianto dei bambini che hanno fame, della voce soffocata dei popoli messi a tacere dalla violenza. Il documento finale del sinodo annota: «vogliamo essere una Chiesa maddalena, amata e riconciliata, che annuncia con gioia e convinzione il Cristo crocifisso e risorto». Una Chiesa samaritana, incarnata, di discepoli missionari in uscita all’incontro di tutti e specialmente dei popolo originali, dei poveri e degli esclusi.




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